Massimo d'Azeglio nacque a Torino nel 1798 da una famiglia di nobile lignaggio. La sua giovinezza fu spensierata ed abbastanza scapestrata. Questi anni, coincisero con il suo primo soggiorno romano, durante il quale egli sviluppò la propria inclinazione alla pittura che mai più lo avrebbe abbandonato. Ritornò a Torino nella primavera del 1820, ma constatate le turbolenze che agitavano la città (lugubre presagio dei moti del '21), decise di ritornare a Roma. A questo periodo risale la più intensa attività del d'Azeglio pittore. Nella prima fase della sua vita, egli lavorò anche alla stesura di due romanzi storici Ettore Fieramosca (1833) e Niccolò de'Lapi (1841), ricalcando l'esempio del Manzoni. Il suo stile, però si distingueva per il talento inventivo, grazie al quale, d'Azeglio riuscì a realizzare un felice accostamento di tematiche che attingevano al patriottico, all'avventuroso, al sentimentale e finanche al comico. Nel 1831 sposò la primogenita del Manzoni, Giulia. Dopo il '43 si dedicò attivamente alla vita politica, pienamente convinto d'aver esaurito il proprio compito, sempre in direzione politica, con i soli strumenti dell'arte pittorica e letteraria. Il suo orientamento era moderato e favorevole alla politica sabauda. Dopo la triste sconfitta di Novara, nel 1849 fu nominato presidente del consiglio del Regno di Sardegna. Ritiratosi dalla vita politica, trascorse l'ultimo periodo della sua vita nella villa di Cànnero sul lago Maggiore. Qui lavorò a "I miei ricordi", una delle più belle testimonianze della letteratura memorialistica risorgimentale. Morì prima di portarli a termine, nel 1866.